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Green Economy

Direttiva CSRD, gli ultimi aggiornamenti e obblighi per le Imprese

Scritto da: Massimo Zanardini, il 10/08/2026




Cos'e la direttiva CSRD

La direttiva CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive, è la direttiva europea 2022/2464 che regola il bilancio di sostenibilità delle imprese. Il testo è entrato in vigore il 5 gennaio 2023 e in Italia è stato recepito a settembre 2024.

La normativa chiede alle aziende rientranti nel perimetro di pubblicare, insieme al bilancio, informazioni dettagliate su temi ambientali, sociali e di governance, detti anche ESG, seguendo un impianto comune a livello europeo, pensato per rendere confrontabili i dati di sostenibilità tra settori e paesi diversi.

Prima di questa direttiva esisteva la NFRD, un testo con obblighi più leggeri e rivolto a un numero limitato di imprese. La riforma ha ampliato platea e contenuti della rendicontazione, imponendo standard tecnici dettagliati, gli ESRS, e l'obbligo di revisione esterna delle informazioni pubblicate.

Nel corso del 2025 e del 2026 il quadro è stato pero rivisto in modo sostanziale dal pacchetto di semplificazione noto come Omnibus.

Per molte imprese italiane di fascia media, che si aspettavano di rientrare nell'obbligo entro il 2027, questa revisione ha cambiato in modo significativo la pianificazione dei prossimi esercizi.


Cos'e la direttiva CSRD - Polo Innovativo

Quali imprese sono obbligate alla rendicontazione CSRD

Il perimetro soggettivo della direttiva è uno degli aspetti più cambiati negli ultimi mesi. Con l'entrata in vigore della Direttiva (UE) 2026/470, che recepisce le misure di semplificazione sostanziale dell'Omnibus I, l'obbligo di rendicontazione riguarda in via prioritaria le imprese di grandi dimensioni, con oltre 1.000 dipendenti medi e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro.

Le imprese che restano fuori da queste soglie, comprese molte PMI quotate che in una prima versione della direttiva sarebbero rientrate nell'obbligo, possono scegliere di rendicontare su base volontaria, utilizzando lo standard semplificato VSME messo a punto dall'EFRAG. Per le aziende che si trovano nella catena di fornitura di un gruppo obbligato, il pacchetto Omnibus ha introdotto anche il concetto di impresa protetta, con un limite alle informazioni che le imprese capofila possono richiedere lungo la filiera.

Restare fuori dal perimetro obbligatorio non significa pero restare fuori dalla pressione della filiera. Un'impresa capofila obbligata alla direttiva CSRD deve raccogliere dati di sostenibilità anche sui propri fornitori, per completare gli indicatori richiesti dagli standard ESRS lungo la catena del valore.

Nella pratica questo si traduce in richieste dirette ai fornitori, comprese le PMI non obbligate, perché compilino questionari di sostenibilità o mettano a disposizione un set minimo di dati. Lo standard VSME nasce proprio per rispondere a questa esigenza: da un lato limita, grazie al concetto di impresa protetta, la quantità di informazioni che un cliente può pretendere da un fornitore piccolo, dall'altro offre alla PMI un formato riconosciuto e proporzionato con cui rispondere in modo ordinato, invece di dover gestire un questionario diverso per ogni cliente.


Quali imprese sono obbligate alla rendicontazione CSRD - Polo Innovativo

Le tempistiche di applicazione della direttiva CSRD

Le scadenze sono state riviste più volte tra il 2025 e il 2026. Il primo intervento, la cosiddetta direttiva Stop the Clock, Direttiva (UE) 2025/794 del 14 aprile 2025, recepita in Italia dalla legge 118 dell'8 agosto 2025, ha rinviato di due anni gli obblighi di rendicontazione per le imprese che dovevano partire nel 2026 e nel 2027, le cosiddette Wave 2 e Wave 3.

Il secondo intervento, la Direttiva (UE) 2026/470, pubblicata in Gazzetta Ufficiale UE il 26 febbraio 2026 ed entrata in vigore il 18 marzo 2026, ha invece toccato il merito degli obblighi, restringendo il perimetro delle imprese coinvolte. Gli Stati membri hanno tempo fino al 19 marzo 2027 per recepire queste modifiche nei rispettivi ordinamenti nazionali. Nel frattempo le imprese già obbligate continuano a seguire il calendario di rendicontazione in vigore, verificando ogni anno se le nuove soglie modificano la propria posizione.

Chi si trova a ridosso delle soglie fa bene a monitorare i dati di bilancio con attenzione, perché un piccolo scostamento nel fatturato o nel numero di dipendenti può far cambiare l'anno di prima applicazione.


Gli ultimi aggiornamenti: il pacchetto Omnibus I

Chi cerca gli ultimi aggiornamenti sulla direttiva deve necessariamente partire dal pacchetto Omnibus I. La Commissione europea lo ha presentato il 26 febbraio 2025, con l'obiettivo dichiarato di ridurre gli oneri amministrativi legati alla rendicontazione di sostenibilità, alla dovuta diligenza e alla tassonomia europea, mantenendo pero gli obiettivi generali della strategia europea sulla sostenibilità.

Il percorso si è sviluppato in due fasi. La proposta COM(2025)80 ha portato al rinvio delle scadenze, la Stop the Clock Directive già citata. La proposta COM(2025)81 ha invece introdotto la semplificazione sostanziale, confluita nella Direttiva (UE) 2026/470 dopo l'approvazione definitiva del Consiglio europeo del 24 febbraio 2026.

Questo secondo intervento incide sia sulla direttiva CSRD sia sulla direttiva gemella sulla dovuta diligenza, la CSDDD, riducendo il numero di imprese direttamente obbligate e alleggerendo gli standard di rendicontazione ESRS. La Commissione ha inoltre aperto nel 2026 una consultazione pubblica per rivedere ulteriormente alcuni criteri tecnici, segno che il quadro normativo della direttiva CSRD è ancora in evoluzione.


Gli ultimi aggiornamenti: il pacchetto Omnibus I - Polo Innovativo

Gli standard ESRS collegati alla direttiva CSRD

Gli ESRS, European Sustainability Reporting Standards, sono gli standard tecnici che traducono in indicatori concreti gli obblighi della direttiva CSRD. Coprono le tre aree ambientale, sociale e di governance e si basano sul principio di doppia materialità, richiedendo alle imprese di valutare sia gli impatti generati sull'ambiente e sulla società sia i rischi finanziari legati ai temi di sostenibilità.

Con il pacchetto Omnibus I la Commissione europea ha avviato la revisione degli ESRS in chiave di semplificazione, riducendo il numero di data point richiesti e chiarendo alcuni criteri applicativi risultati troppo complessi nella prima fase di utilizzo. Gli standard revisionati entreranno in vigore con la pubblicazione del relativo atto delegato, attesa entro sei mesi dall'entrata in vigore della Direttiva (UE) 2026/470, e si applicheranno in via prospettica dall'esercizio finanziario 2027.

Nella pratica, le imprese che già rendicontano oggi devono continuare a seguire gli standard attualmente in vigore fino a quando l'atto delegato non sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, tenendo pero d'occhio le bozze diffuse dall'EFRAG per capire in che direzione si muove la semplificazione. Le prime indicazioni parlano di un numero minore di data point obbligatori, soprattutto per gli indicatori sociali meno rilevanti per la maggior parte dei settori industriali, e di una riduzione delle informazioni richieste sulla catena del valore quando i dati non sono facilmente reperibili presso i fornitori.


Cosa cambia rispetto alla NFRD

La NFRD, Non Financial Reporting Directive, era la norma europea precedente alla direttiva CSRD e riguardava un numero ristretto di grandi imprese di interesse pubblico. Lasciava alle aziende ampio margine nella scelta degli standard di rendicontazione e non prevedeva un obbligo di revisione esterna strutturata.

La direttiva CSRD ha invece introdotto standard comuni obbligatori, gli ESRS, un obbligo di revisione da parte di un soggetto abilitato e un ampliamento del perimetro delle imprese coinvolte, poi ridimensionato dal pacchetto Omnibus. Rispetto alla NFRD, la direttiva CSRD chiede inoltre di applicare il principio di doppia materialità in modo esplicito e di rendicontare informazioni comparabili lungo tutta la catena del valore.


Cosa cambia rispetto alla NFRD - Polo Innovativo

Il legame tra CSRD e tassonomia europea

Le imprese soggette alla direttiva CSRD devono includere nel proprio bilancio di sostenibilità anche gli indicatori previsti dal regolamento sulla tassonomia europea, la classificazione delle attività economiche considerate ecosostenibili. In pratica un'impresa obbligata alla direttiva CSRD deve indicare quale quota del proprio fatturato, degli investimenti e di alcune spese operative è associata ad attività ammissibili o allineate alla tassonomia.

Anche la tassonomia europea è stata toccata dal pacchetto Omnibus, con il Regolamento delegato (UE) 2026/73 che ha introdotto una soglia di rilevanza del 10 per cento sotto la quale le imprese non finanziarie possono astenersi dal valutare l'ammissibilità di alcune attività. Per un approfondimento dedicato, Polo Innovativo ha pubblicato una guida specifica sulla tassonomia europea.


La doppia materialità nella direttiva CSRD

Il principio di doppia materialità è il cuore metodologico della direttiva CSRD. Chiede alle imprese di analizzare i propri temi di sostenibilità da due punti di vista complementari, l'impatto che l'attività aziendale genera sull'ambiente e sulle persone e il modo in cui i rischi e le opportunità di sostenibilità incidono sui risultati finanziari dell'impresa.

L'analisi di doppia materialità è il primo passo operativo per costruire un bilancio di sostenibilità conforme alla direttiva CSRD, perché determina quali standard ESRS e quali indicatori l'impresa deve effettivamente rendicontare. Polo Innovativo dedica a questo tema una pagina di approfondimento sulla doppia materialità.


Come prepararsi alla rendicontazione CSRD

Anche le imprese che oggi restano fuori dal perimetro obbligatorio della direttiva CSRD, dopo le nuove soglie fissate dall'Omnibus I, si trovano spesso a doverne comunque tenere conto. Il motivo principale è la filiera: chi lavora come fornitore di un gruppo obbligato riceve prima o poi una richiesta di dati di sostenibilità, magari sotto forma di questionario basato sullo standard VSME, e trovarsi impreparati a quel punto costa tempo e credibilità verso il cliente.

Un percorso di preparazione realistico parte da un'analisi preliminare del perimetro di applicazione, prosegue con la mappatura degli stakeholder e con l'analisi di doppia materialità, e arriva alla raccolta e organizzazione dei dati ambientali, sociali e di governance necessari alla rendicontazione. Farsi affiancare da un consulente esperto in materia di rendicontazione di sostenibilità aiuta a evitare errori nella prima fase di impostazione, quella che poi condiziona tutto il lavoro degli anni successivi.

Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la formazione interna. Le funzioni amministrazione, acquisti, risorse umane e produzione finiscono quasi sempre coinvolte nella raccolta dei dati di sostenibilità, e spesso non hanno familiarità con gli indicatori richiesti.

Programmare per tempo momenti formativi dedicati riduce il rischio di rincorrere i dati nelle ultime settimane utili prima della pubblicazione del bilancio, quando ormai i margini di correzione si riducono.


Come prepararsi alla rendicontazione CSRD - Polo Innovativo

Domande frequenti sulla direttiva CSRD


Cosa significa CSRD?

CSRD è l'acronimo di Corporate Sustainability Reporting Directive, la direttiva europea che disciplina la rendicontazione di sostenibilità delle imprese, in vigore dal 5 gennaio 2023 e recepita in Italia a settembre 2024.


Quali imprese sono obbligate oggi alla rendicontazione CSRD?

Dopo l'Omnibus I l'obbligo riguarda principalmente le imprese con oltre 1.000 dipendenti medi e un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro. Le altre imprese possono rendicontare su base volontaria.


Quando entrano in vigore gli standard ESRS semplificati?

La Commissione europea prevede di adottare l'atto delegato con gli ESRS revisionati entro sei mesi dall'entrata in vigore della Direttiva (UE) 2026/470, con applicazione prospettica dall'esercizio 2027.


Le imprese non obbligate alla direttiva CSRD devono comunque fornire dati di sostenibilità?

Spesso si', su richiesta dei clienti obbligati che devono rendicontare anche la propria catena di fornitura. In questi casi lo standard volontario VSME offre un formato semplificato e proporzionato per rispondere a queste richieste.


La direttiva CSRD è stata abolita dal pacchetto Omnibus?

No. La direttiva CSRD resta in vigore, ma il pacchetto Omnibus I ne ha ridotto il perimetro soggettivo e semplificato gli obblighi informativi, senza eliminare la direttiva.


Il supporto di Polo Innovativo per la rendicontazione CSRD

Orientarsi tra scadenze rinviate, soglie riviste e standard ESRS in fase di semplificazione richiede un affiancamento tecnico costante. Il team CSRD Auditor di Polo Innovativo segue le imprese nell'analisi del perimetro di applicazione, nell'analisi di doppia materialità e nella costruzione del bilancio di sostenibilità, aggiornando ogni fase alle ultime novità normative. Scopri il servizio CSRD Auditor di Polo Innovativo.


Massimo Zanardini

Massimo Zanardini

Mi occupo attualmente di supportare le imprese nella pianificazione dei propri investimenti e creazione di piani di Sostenibilità Aziendale finanziati.

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