Che cos'è la strategia Farm to Fork?
Farm to Fork, in italiano dal produttore al consumatore, è la strategia con cui la Commissione europea ha inteso rendere più sostenibile l'intero sistema alimentare del continente. È stata presentata il 20 maggio 2020 con la comunicazione COM(2020) 381 final e copre tutta la filiera, dal campo alla tavola, con l'obiettivo di renderla più sana, più equa sul piano economico e meno gravosa per l'ambiente.
Il documento originario è consultabile per intero su EUR-Lex e nasce come componente agroalimentare del Green Deal europeo, il piano con cui l'Unione punta a diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Farm to Fork non riguarda dunque la sola agricoltura in senso stretto, perché tocca la produzione primaria, la trasformazione, la distribuzione, la ristorazione e infine le scelte quotidiane dei consumatori.
Quali obiettivi fissa Farm to Fork entro il 2030?
La strategia fissa cinque traguardi quantitativi al 2030, tutti enunciati nella comunicazione del 2020 e ripresi negli anni successivi dalle istituzioni europee. Li riassumo nella tabella che segue, aggiungendo una colonna sullo stato attuale, perché è il punto che oggi distingue un obiettivo politico da un obbligo effettivo.
| Obiettivo al 2030 | Valore | Stato al 2026 |
|---|---|---|
| Uso e rischio dei pesticidi chimici | meno 50% | obiettivo politico, senza il regolamento attuativo ritirato nel 2024 |
| Uso dei pesticidi più pericolosi | meno 50% | obiettivo politico, presidiato dalla direttiva del 2009 ancora vigente |
| Vendite di antimicrobici per allevamento e acquacoltura | meno 50% | in attuazione, con la normativa sui medicinali veterinari |
| Perdite di nutrienti nell'ambiente | meno 50% | perseguito con gli incentivi dei piani strategici nazionali della PAC |
| Uso dei fertilizzanti | meno 20% | perseguito con gli incentivi dei piani strategici nazionali della PAC |
| Superficie agricola coltivata con metodo biologico | 25% | in attuazione, con il piano d'azione UE per il biologico |
Accanto ai numeri, la strategia prevede impegni sulla riduzione degli sprechi alimentari lungo tutta la filiera e sulla promozione di regimi alimentari più equilibrati, con un minore consumo di prodotti a elevato impatto ambientale, che si possono misurare con indicatori come l'impronta ecologica di ciascun prodotto.
Farm to Fork è ancora in vigore?
Sì, ma rallentata e con un baricentro politico diverso. La strategia non è stata abrogata, perché una comunicazione della Commissione non si abroga, e diverse sue componenti hanno proseguito il proprio percorso attuativo; si è invece fermata la parte più vincolante, quella che avrebbe trasformato i traguardi quantitativi in obblighi diretti per le imprese, quindi distinguere i due piani è la cosa più utile che un imprenditore possa fare oggi, perché evita sia di rincorrere obblighi inesistenti sia di ignorare adempimenti già operativi.
Che cosa prosegue
I piani strategici nazionali della politica agricola comune restano il veicolo principale: attraverso ecoschemi, condizionalità e misure agroambientali, gli Stati membri incentivano già la riduzione degli antibiotici in allevamento e una gestione più contenuta dei fertilizzanti, con premi legati a pratiche verificabili. È qui, e non nelle comunicazioni della Commissione, che le imprese incontrano regole con effetti economici immediati.
Prosegue il piano d'azione per l'agricoltura biologica, presentato nel marzo 2021 proprio come misura di Farm to Fork, che punta al 25% della superficie agricola europea con strumenti di sostegno economico e di promozione della domanda anziché con imposizioni.
Proseguono infine anche le normative di filiera collegate al Green Deal che toccano da vicino l'agroalimentare. Il regolamento sui prodotti a deforestazione zero, il cosiddetto EUDR, è stato semplificato e prorogato dal regolamento (UE) 2025/2650: gli obblighi si applicheranno dal 30 dicembre 2026 per le imprese medie e grandi e dal 30 giugno 2027 per le micro e piccole, quindi il tema riguarda già oggi chi tratta cacao, caffè, olio di palma, soia, gomma, legno e derivati del bestiame. Il regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il regolamento (UE) 2025/40, entra a regime per fasi e incide su materiali, riciclabilità e riduzione del monouso: ne ho parlato nella pagina dedicata al packaging sostenibile.
Che cosa si è fermato
Il capitolo pesticidi. La proposta di regolamento sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, nota con l'acronimo SUR, era stata presentata il 22 giugno 2022 come documento del Consiglio ST 10752/2022 ed era lo strumento con cui il dimezzamento sarebbe diventato vincolante per gli Stati membri. Il Parlamento europeo l'ha respinta in prima lettura nel novembre 2023 e il 6 febbraio 2024 la presidente della Commissione ne ha annunciato il ritiro, motivandolo con lo stallo dei negoziati e promettendo una proposta successiva più matura. Resta applicabile la direttiva del 2009 sull'utilizzo sostenibile dei pesticidi, che il regolamento avrebbe dovuto sostituire, con i piani d'azione nazionali che ne discendono. Analoga sorte è toccata alla legge quadro sui sistemi alimentari sostenibili, annunciata per il 2023 e mai presentata, come documenta la scheda del Legislative Train Schedule del Parlamento europeo.
Che cosa si sta facendo ora
Il paradigma è cambiato: dalla linea dei vincoli ambientali si è passati a quella del dialogo strategico e della competitività. Il 19 febbraio 2025 la Commissione ha presentato la Visione per l'agricoltura e l'alimentazione, una tabella di marcia rivolta al 2040 che sposta l'asse della politica agroalimentare europea sulla semplificazione degli adempimenti, sul sostegno al reddito degli agricoltori, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla gradualità della transizione. La Visione non richiama i traguardi quantitativi di Farm to Fork, ma non li smentisce; li assorbe in un impianto che privilegia incentivi e accompagnamento rispetto agli obblighi. Il quadro complessivo, con l'elenco degli atti connessi effettivamente adottati, è ricostruito nella pagina di sintesi del Consiglio dell'Unione europea.
Per chi guida un'impresa la conseguenza pratica è duplice, da un lato il rischio di sanzione su pesticidi e fertilizzanti si è allontanato nel tempo, dall'altro la pressione resta e si è semplicemente spostata di sede: arriva dai piani strategici nazionali, dai regolamenti di filiera come EUDR e imballaggi, e soprattutto dai clienti industriali, dalle catene distributive e dagli istituti di credito, che continuano a chiedere dati ambientali verificabili a prescindere da ciò che decide Bruxelles.
Che rapporto c'è fra Farm to Fork e il Green Deal?
Farm to Fork nasce come una delle strategie settoriali che compongono il Green Deal, insieme alle iniziative dedicate a energia, industria, biodiversità e finanza sostenibile. Il settore agricolo pesa per circa il 12% delle emissioni climalteranti complessive dell'Unione, una quota che spiega perché la Commissione lo abbia considerato decisivo per il percorso di decarbonizzazione europeo.
Questa appartenenza spiega anche perché molte misure della strategia si intreccino con altri strumenti normativi, dalla politica agricola comune fino ai regolamenti su tassonomia e rendicontazione di sostenibilità, che le imprese del settore devono imparare a leggere come un quadro unico anziché come adempimenti separati.
Come si collega Farm to Fork alla tassonomia europea?
Le imprese agroalimentari che rientrano nel perimetro della tassonomia europea devono valutare in che misura i propri investimenti, per esempio in agricoltura di precisione, in riduzione dei fitofarmaci o in efficientamento delle filiere logistiche, contribuiscano agli obiettivi ambientali del regolamento, che condivide con Farm to Fork la stessa cornice del Green Deal.
Ne consegue che un investimento concepito per rispondere agli obiettivi della strategia alimentare può, in molti casi, migliorare anche gli indicatori di allineamento alla tassonomia e la qualità delle informazioni richieste dalla SFDR agli intermediari che finanziano l'impresa. Il beneficio, in questo caso, non è soltanto ambientale ma anche di accesso al credito.
Che cosa cambia per le imprese agroalimentari?
Per le imprese del settore, gli orientamenti di Farm to Fork si traducono in richieste concrete su più fronti, che arrivano oggi più dalla filiera che dal legislatore: revisione dei protocolli di coltivazione e di allevamento, aggiornamento delle etichette, monitoraggio dell'uso di fitofarmaci e antimicrobici, adeguamento dei contratti con i fornitori per garantire la tracciabilità dal campo allo scaffale.
Le imprese di trasformazione e distribuzione sono coinvolte soprattutto sulla riduzione degli sprechi e sulla promozione di prodotti con un profilo nutrizionale e ambientale più favorevole. Anche la ristorazione collettiva, penso alle mense scolastiche e aziendali, viene toccata attraverso le linee guida su approvvigionamento e composizione dei menu.
Un caso concreto aiuta a misurare la portata del cambiamento. Un'azienda che coltiva ortaggi su scala industriale, volendo ridurre l'impiego di fitosanitari, può investire in sistemi di monitoraggio delle infestazioni più precisi, spesso basati su sensoristica e tecnologie di Industria 4.0, che permettono di intervenire solo quando la soglia di danno viene effettivamente superata invece che secondo calendari fissi. L'investimento comporta un costo iniziale e un periodo di taratura, ma nel tempo riduce sia i volumi di prodotto impiegato sia la loro incidenza sui costi di produzione, con un beneficio che si distribuisce su più esercizi e che può essere quantificato calcolando la carbon footprint del processo produttivo.
Che cosa prevede la strategia su pesticidi e fertilizzanti?
Sul fronte dei pesticidi, Farm to Fork punta a ridurre sia la quantità impiegata sia il rischio complessivo associato alle sostanze più pericolose, incentivando il passaggio alla difesa integrata e a prodotti a minore impatto. Sul fronte dei fertilizzanti, l'obiettivo è contenere la dispersione di nutrienti nell'ambiente, in particolare azoto e fosforo, che alimentano i fenomeni di eutrofizzazione nelle acque superficiali e l'inquinamento delle falde.
Per gli antimicrobici, la riduzione riguarda soprattutto l'impiego negli allevamenti intensivi ed è legata alla lotta all'antibiotico resistenza, considerata una priorità di salute pubblica prima ancora che un tema ambientale. È l'unico dei tre fronti in cui il presidio normativo europeo è rimasto pienamente operativo.
Approfondimento: come si misura la riduzione del rischio da pesticidi
Il dimezzamento non si calcola sui chilogrammi venduti ma su indicatori di rischio armonizzati, costruiti ponderando le quantità immesse sul mercato per un coefficiente che riflette la pericolosità delle sostanze, distinte in quattro gruppi che vanno dai prodotti a basso rischio alle sostanze candidate alla sostituzione. La linea di base adottata è la media del triennio 2015-2017. Questa architettura spiega un fatto che a prima vista sorprende, e cioè che un'azienda possa migliorare il proprio indicatore sostituendo una molecola con una meno pericolosa senza ridurre di un grammo il volume complessivo impiegato.
Come cambia l'etichettatura dei prodotti alimentari?
La strategia prevede interventi sull'etichettatura, con l'obiettivo di aiutare chi acquista a scegliere in modo più consapevole sul piano nutrizionale e ambientale, spesso a partire da valutazioni come il Life Cycle Assessment di prodotto. Fra i temi discussi figurano l'etichettatura nutrizionale fronte pacco armonizzata a livello europeo e l'indicazione dell'origine di alcuni ingredienti, entrambi ancora privi di un approdo definitivo.
Per le imprese questo significa monitorare con attenzione l'evoluzione delle regole su etichette e dichiarazioni ambientali, perché in questo ambito il rischio non è soltanto di non conformità formale ma anche di contestazione per greenwashing, materia su cui la disciplina europea si è invece irrigidita.
Quali finanziamenti sostengono l'adeguamento?
Diversi strumenti di finanza agevolata sostengono le imprese che vogliono muoversi nella direzione indicata dalla strategia, dalla politica agricola comune ai programmi quadro per la ricerca e l'innovazione, fino ai bandi nazionali e regionali dedicati alla transizione ecologica del comparto agroalimentare.
Le imprese italiane possono valutare, con un consulente esperto in finanza agevolata, quali strumenti si adattino meglio al progetto che hanno in mente, che si tratti di innovazione di processo, di digitalizzazione delle coltivazioni o di efficientamento della filiera logistica. Anche i programmi europei a gestione diretta, come Horizon Europe e il LIFE Programme, finanziano ricerca e innovazione legate allo sviluppo sostenibile del sistema agroalimentare, spesso in combinazione con misure regionali. Il servizio di Finanza Agevolata di Polo Innovativo segue l'impresa in ogni fase, dalla prefattibilità alla rendicontazione finale del contributo.
Quali critiche ha ricevuto la strategia?
Farm to Fork è stata contestata da entrambi i lati, e la vicenda del regolamento sui pesticidi mostra quanto quelle critiche abbiano effettivamente dato parecchio peso al proseguo. Le associazioni agricole hanno sostenuto che i traguardi fossero difficilmente conciliabili con la sostenibilità economica delle aziende, soprattutto quelle di piccola dimensione, e hanno chiesto un sostegno finanziario proporzionato allo sforzo richiesto; le proteste dei produttori dell'inverno 2024 hanno portato questa posizione al centro dell'agenda politica europea.
Sul versante opposto, le organizzazioni ambientaliste hanno criticato l'assenza di obiettivi vincolanti in alcuni ambiti, a partire dalla riduzione del consumo di prodotti di origine animale, ritenuto determinante per l'impronta carbonica complessiva del sistema alimentare, e hanno letto il ritiro del regolamento sui pesticidi come un arretramento su un impegno che l'Unione aveva assunto pubblicamente.
La lezione operativa, per chi guida un'impresa, è che l'orizzonte normativo europeo in materia agroalimentare si è dimostrato reversibile, e che pianificare investimenti sulla base di un annuncio strategico anziché di un atto vincolante espone a un rischio concreto. Seguire l'iter dei singoli regolamenti settoriali e dei piani strategici nazionali della PAC, invece dei titoli delle comunicazioni, resta il metodo più affidabile per capire quali obblighi riguarderanno davvero la propria attività nei prossimi anni.
Domande frequenti su Farm to Fork
Che cosa significa Farm to Fork?
Farm to Fork, dal produttore al consumatore, è la strategia con cui la Commissione europea ha delineato nel maggio 2020 la transizione verso un sistema alimentare più sostenibile, dalla produzione agricola fino al consumo, nell'ambito del Green Deal europeo.
Farm to Fork è obbligatoria per le imprese?
No. Farm to Fork è una comunicazione della Commissione, quindi un documento di indirizzo politico privo di efficacia vincolante diretta. Gli obblighi nascono dai singoli atti normativi che ne attuano gli orientamenti, e non tutti sono stati adottati.
L'obiettivo di ridurre del 50% i pesticidi è ancora valido?
Resta un obiettivo politico enunciato nella strategia, ma non ha più uno strumento legislativo dedicato: la proposta di regolamento sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, che avrebbe reso il traguardo vincolante, è stata respinta dal Parlamento europeo nel novembre 2023 e ritirata dalla Commissione a partire dal febbraio 2024. Continuano invece ad applicarsi la direttiva del 2009 sull'utilizzo sostenibile dei pesticidi e i piani d'azione nazionali che ne derivano.
Che differenza c'è fra Farm to Fork e la Visione per l'agricoltura e l'alimentazione?
Farm to Fork, del 2020, muoveva dagli obiettivi ambientali del Green Deal. La Visione per l'agricoltura e l'alimentazione, presentata il 19 febbraio 2025 con orizzonte al 2040, mette al centro competitività, sicurezza degli approvvigionamenti e semplificazione, e non riprende i traguardi quantitativi della strategia precedente.
Farm to Fork riguarda solo le aziende agricole?
No. Coinvolge l'intera filiera alimentare, quindi anche trasformazione, distribuzione, ristorazione e consumatori finali, attraverso misure su etichettatura, spreco alimentare e promozione di regimi alimentari più sostenibili.
Che cosa conviene fare oggi a un'impresa agroalimentare?
Conviene distinguere gli obblighi già in vigore dalle aspettative di mercato, misurare gli impatti ambientali di prodotto e di organizzazione con metodi riconosciuti e presidiare l'iter dei regolamenti settoriali e dei piani strategici nazionali della PAC, che sono la sede in cui gli orientamenti diventano adempimenti.
Come ti supporta Polo Innovativo?
Muoversi in un quadro che cambia significa spesso rivedere processi produttivi, rapporti di filiera e strumenti di rendicontazione. Il team di Polo Innovativo affianca le imprese agroalimentari nella costruzione del bilancio di sostenibilità e nel calcolo della carbon footprint di prodotto e di organizzazione, elementi che clienti, investitori e mercati richiedono ormai a prescindere dallo stato dei singoli regolamenti europei, spesso nell'ambito di percorsi seguiti da un sustainability manager interno o esterno all'azienda.
Contenuto redatto da Massimo Zanardini. Fonti europee verificate al 31 agosto 2026. Contenuto aggiornato allo stato di attuazione della strategia alla medesima data.