Che cos'è la strategia Farm to Fork?
Farm to Fork, in italiano dal produttore al consumatore, è la strategia con cui la Commissione europea ha inteso rendere più sostenibile l'intero sistema alimentare del continente. È stata presentata il 20 maggio 2020 con la comunicazione COM(2020) 381 final e copre tutta la filiera, dal campo alla tavola, con l'obiettivo di renderla più sana, più equa sul piano economico e meno gravosa per l'ambiente.
Il documento originario è consultabile per intero su EUR-Lex e nasce come componente agroalimentare del Green Deal europeo, il piano con cui l'Unione punta a diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Farm to Fork non riguarda dunque la sola agricoltura in senso stretto, perché tocca la produzione primaria, la trasformazione, la distribuzione, la ristorazione e infine le scelte quotidiane dei consumatori.
Quali obiettivi fissa Farm to Fork entro il 2030?
La strategia fissa cinque traguardi quantitativi al 2030, tutti enunciati nella comunicazione del 2020 e ripresi negli anni successivi dalle istituzioni europee. Li riassumo nella tabella che segue, aggiungendo una colonna sullo stato attuale, perché è il punto che oggi distingue un obiettivo politico da un obbligo effettivo.
| Obiettivo al 2030 | Valore | Stato al 2026 |
|---|---|---|
| Uso e rischio dei pesticidi chimici | meno 50% | obiettivo politico, senza il regolamento attuativo ritirato nel 2024 |
| Uso dei pesticidi più pericolosi | meno 50% | obiettivo politico, presidiato dalla direttiva del 2009 ancora vigente |
| Vendite di antimicrobici per allevamento e acquacoltura | meno 50% | in attuazione, con la normativa sui medicinali veterinari |
| Perdite di nutrienti nell'ambiente | meno 50% | perseguito con gli incentivi dei piani strategici nazionali della PAC |
| Uso dei fertilizzanti | meno 20% | perseguito con gli incentivi dei piani strategici nazionali della PAC |
| Superficie agricola coltivata con metodo biologico | 25% | in attuazione, con il piano d'azione UE per il biologico |
Accanto ai numeri, la strategia prevede impegni sulla riduzione degli sprechi alimentari lungo tutta la filiera e sulla promozione di regimi alimentari più equilibrati, con un minore consumo di prodotti a elevato impatto ambientale, che si possono misurare con indicatori come l'impronta ecologica di ciascun prodotto.
A che punto sono davvero gli obiettivi al 2030?
Sapere quali traguardi siano vincolanti è metà del quadro. L'altra metà riguarda la distanza che ancora li separa dalla realtà, perché è quella distanza a rendere plausibile o improbabile un futuro giro di vite normativo. I dati più recenti disponibili raccontano avanzamenti molto diseguali fra un obiettivo e l'altro.
| Obiettivo | Traguardo | Ultimo dato | Anno |
|---|---|---|---|
| Superficie agricola biologica | 25% | 11,1% della superficie agricola dell'Unione, pari a 18,1 milioni di ettari | 2024 |
| Vendite di antimicrobici per uso zootecnico | meno 50%, da 118,3 a 59,2 mg/PCU | 89,6 mg/PCU, una riduzione del 24,3% rispetto al 2018 | 2024 |
| Uso e rischio dei fitosanitari chimici | meno 50% | meno 58% nell'Unione rispetto alla media 2015-2017, meno 64% in Italia | 2023 |
| Uso delle sostanze più pericolose | meno 50% | meno 27% nell'Unione, meno 29% in Italia | 2023 |
Tre osservazioni servono a leggere correttamente questi numeri. La prima riguarda il biologico: l'Italia si colloca su un piano diverso dalla media europea, con una quota vicina al 20% della superficie agricola utilizzata che la pone al primo posto nell'Unione per incidenza e per numero di operatori certificati, mentre la Corte dei conti europea ha avvertito che senza un raddoppio dello sforzo annuale il traguardo del 25% non sarà raggiunto a livello continentale.
La seconda riguarda gli antimicrobici, dove il dato aggregato positivo nasconde un'inversione: il 2024 è il secondo anno consecutivo di aumento delle vendite dopo il minimo storico del 2022, quindi il percorso verso il dimezzamento ha rallentato proprio nella fase in cui avrebbe dovuto accelerare.
La terza riguarda i fitosanitari, ed è la più delicata. Il superamento apparente del traguardo europeo va letto insieme al rilievo mosso dalla Corte dei conti europea, secondo cui il calo dell'indicatore dipende in buona parte dall'uscita dal mercato di sostanze non più approvate anziché da una minore quantità effettivamente impiegata in campo. È la stessa architettura di calcolo descritta più avanti, nell'approfondimento sugli indicatori di rischio armonizzati, vista però dal lato delle sue conseguenze statistiche.
Farm to Fork è ancora in vigore?
Sì, ma rallentata e con un baricentro politico diverso. La strategia non è stata abrogata, perché una comunicazione della Commissione non si abroga, e diverse sue componenti hanno proseguito il proprio percorso attuativo; si è invece fermata la parte più vincolante, quella che avrebbe trasformato i traguardi quantitativi in obblighi diretti per le imprese, quindi distinguere i due piani è la cosa più utile che un imprenditore possa fare oggi, perché evita sia di rincorrere obblighi inesistenti sia di ignorare adempimenti già operativi.
Che cosa prosegue
I piani strategici nazionali della politica agricola comune restano il veicolo principale: attraverso ecoschemi, condizionalità e misure agroambientali, gli Stati membri incentivano già la riduzione degli antibiotici in allevamento e una gestione più contenuta dei fertilizzanti, con premi legati a pratiche verificabili. È qui, e non nelle comunicazioni della Commissione, che le imprese incontrano regole con effetti economici immediati.
Prosegue il piano d'azione per l'agricoltura biologica, presentato nel marzo 2021 proprio come misura di Farm to Fork, che punta al 25% della superficie agricola europea con strumenti di sostegno economico e di promozione della domanda anziché con imposizioni.
Proseguono infine anche le normative di filiera collegate al Green Deal che toccano da vicino l'agroalimentare. Il regolamento sui prodotti a deforestazione zero, il cosiddetto EUDR, è stato semplificato e prorogato dal regolamento (UE) 2025/2650: gli obblighi si applicheranno dal 30 dicembre 2026 per le imprese medie e grandi e dal 30 giugno 2027 per le micro e piccole, quindi il tema riguarda già oggi chi tratta cacao, caffè, olio di palma, soia, gomma, legno e derivati del bestiame. Il regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il regolamento (UE) 2025/40, entra a regime per fasi e incide su materiali, riciclabilità e riduzione del monouso: ne ho parlato nella pagina dedicata al packaging sostenibile.
Che cosa si è fermato
Il capitolo pesticidi. La proposta di regolamento sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, nota con l'acronimo SUR, era stata presentata il 22 giugno 2022 come documento del Consiglio ST 10752/2022 ed era lo strumento con cui il dimezzamento sarebbe diventato vincolante per gli Stati membri. Il Parlamento europeo l'ha respinta in prima lettura nel novembre 2023 e il 6 febbraio 2024 la presidente della Commissione ne ha annunciato il ritiro, motivandolo con lo stallo dei negoziati e promettendo una proposta successiva più matura. Resta applicabile la direttiva del 2009 sull'utilizzo sostenibile dei pesticidi, che il regolamento avrebbe dovuto sostituire, con i piani d'azione nazionali che ne discendono. Analoga sorte è toccata alla legge quadro sui sistemi alimentari sostenibili, annunciata per il 2023 e mai presentata, come documenta la scheda del Legislative Train Schedule del Parlamento europeo.
Che cosa si sta facendo ora
Il paradigma è cambiato: dalla linea dei vincoli ambientali si è passati a quella del dialogo strategico e della competitività. Il 19 febbraio 2025 la Commissione ha presentato la Visione per l'agricoltura e l'alimentazione, una tabella di marcia rivolta al 2040 che sposta l'asse della politica agroalimentare europea sulla semplificazione degli adempimenti, sul sostegno al reddito degli agricoltori, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla gradualità della transizione. La Visione non richiama i traguardi quantitativi di Farm to Fork, ma non li smentisce; li assorbe in un impianto che privilegia incentivi e accompagnamento rispetto agli obblighi. Il quadro complessivo, con l'elenco degli atti connessi effettivamente adottati, è ricostruito nella pagina di sintesi del Consiglio dell'Unione europea.
Per chi guida un'impresa la conseguenza pratica è duplice, da un lato il rischio di sanzione su pesticidi e fertilizzanti si è allontanato nel tempo, dall'altro la pressione resta e si è semplicemente spostata di sede: arriva dai piani strategici nazionali, dai regolamenti di filiera come EUDR e imballaggi, e soprattutto dai clienti industriali, dalle catene distributive e dagli istituti di credito, che continuano a chiedere dati ambientali verificabili a prescindere da ciò che decide Bruxelles.
Quali obblighi introduce la direttiva sugli sprechi alimentari?
Fra i capitoli di Farm to Fork ce n'è uno che ha completato l'intero percorso legislativo, ed è quello di cui si parla meno. La direttiva (UE) 2025/1892 del 10 settembre 2025, che modifica la direttiva quadro sui rifiuti, introduce per la prima volta obiettivi di riduzione degli sprechi alimentari giuridicamente vincolanti per gli Stati membri.
I traguardi da raggiungere entro il 31 dicembre 2030 sono due: una riduzione del 10% dei rifiuti alimentari generati nella produzione e nella trasformazione, e una riduzione del 30% pro capite di quelli generati da commercio al dettaglio, ristoranti, servizi di ristorazione e nuclei domestici. La base di calcolo è la media annua del triennio 2021-2023. La direttiva è entrata in vigore il 16 ottobre 2025 e gli Stati membri devono recepirla entro il 17 giugno 2027.
Il testo prevede inoltre che i Paesi adottino misure perché gli operatori con un ruolo rilevante nella generazione di sprechi facilitino la donazione degli alimenti invenduti ancora idonei al consumo umano. Le dimensioni del fenomeno spiegano la scelta di passare dagli auspici agli obblighi: nell'Unione si generano oltre 58 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari all'anno, circa 131 chilogrammi per abitante, per una perdita stimata in 132 miliardi di euro e una quota vicina al 16% delle emissioni dell'intero sistema alimentare europeo.
Per un'impresa di trasformazione la conseguenza operativa è ravvicinata. Nei prossimi due anni arriveranno le misure nazionali di attuazione, con obblighi di misurazione e di rendicontazione degli scarti che oggi molte aziende non tracciano in modo strutturato. Chi comincia a misurare adesso arriverà al recepimento con una serie storica; chi aspetta arriverà con una stima.
Che rapporto c'è fra Farm to Fork e il Green Deal?
Farm to Fork nasce come una delle strategie settoriali che compongono il Green Deal, insieme alle iniziative dedicate a energia, industria, biodiversità e finanza sostenibile. Il settore agricolo pesa per circa il 12% delle emissioni climalteranti complessive dell'Unione, una quota che spiega perché la Commissione lo abbia considerato decisivo per il percorso di decarbonizzazione europeo.
Questa appartenenza spiega anche perché molte misure della strategia si intreccino con altri strumenti normativi, dalla politica agricola comune fino ai regolamenti su tassonomia e rendicontazione di sostenibilità, che le imprese del settore devono imparare a leggere come un quadro unico anziché come adempimenti separati.
Come si collega Farm to Fork alla tassonomia europea?
Le imprese agroalimentari che rientrano nel perimetro della tassonomia europea devono valutare in che misura i propri investimenti, per esempio in agricoltura di precisione, in riduzione dei fitofarmaci o in efficientamento delle filiere logistiche, contribuiscano agli obiettivi ambientali del regolamento, che condivide con Farm to Fork la stessa cornice del Green Deal.
Ne consegue che un investimento concepito per rispondere agli obiettivi della strategia alimentare può, in molti casi, migliorare anche gli indicatori di allineamento alla tassonomia e la qualità delle informazioni richieste dalla SFDR agli intermediari che finanziano l'impresa. Il beneficio, in questo caso, non è soltanto ambientale ma anche di accesso al credito.
Chi deve ancora redigere il bilancio di sostenibilità dopo l'Omnibus?
Il quadro della rendicontazione di sostenibilità, che fino al 2025 sembrava destinato ad allargarsi progressivamente a tutta la filiera, si è ristretto in modo netto. La direttiva (UE) 2026/470 del 24 febbraio 2026, entrata in vigore il 18 marzo 2026, ha concluso l'iter del pacchetto di semplificazione noto come Omnibus I. L'obbligo previsto dalla CSRD si applica ora alle sole imprese che superano contemporaneamente le soglie di 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di ricavi netti annui, mentre il regime precedente si attivava al ricorrere di due criteri su tre fra 250 dipendenti, 50 milioni di fatturato e 25 milioni di totale di bilancio.
Il cambiamento era stato preparato dalla direttiva (UE) 2025/794 dell'aprile 2025, la cosiddetta stop the clock, che aveva rinviato di due anni gli obblighi per le imprese della seconda e della terza ondata. Gli Stati membri devono recepire le nuove soglie entro il 19 marzo 2027.
Per la quasi totalità delle imprese agroalimentari italiane l'obbligo diretto è quindi venuto meno. La richiesta di dati, però, non è sparita: si è spostata lungo la filiera. Le imprese che restano sopra soglia continuano a dover rendicontare i propri impatti, e per farlo li chiedono ai fornitori. Chi vende a una grande industria di trasformazione, a una catena distributiva o a un cliente estero riceve questionari ambientali indipendentemente dalla propria dimensione, e lo stesso accade nel rapporto con gli istituti di credito. È la stessa dinamica descritta a proposito della tassonomia, osservata dal lato di chi la subisce anziché di chi la applica.
Che cosa cambia per le imprese agroalimentari?
Per le imprese del settore, gli orientamenti di Farm to Fork si traducono in richieste concrete su più fronti, che arrivano oggi più dalla filiera che dal legislatore: revisione dei protocolli di coltivazione e di allevamento, aggiornamento delle etichette, monitoraggio dell'uso di fitofarmaci e antimicrobici, adeguamento dei contratti con i fornitori per garantire la tracciabilità dal campo allo scaffale.
Le imprese di trasformazione e distribuzione sono coinvolte soprattutto sulla riduzione degli sprechi e sulla promozione di prodotti con un profilo nutrizionale e ambientale più favorevole. Anche la ristorazione collettiva, penso alle mense scolastiche e aziendali, viene toccata attraverso le linee guida su approvvigionamento e composizione dei menu.
Un caso concreto aiuta a misurare la portata del cambiamento. Un'azienda che coltiva ortaggi su scala industriale, volendo ridurre l'impiego di fitosanitari, può investire in sistemi di monitoraggio delle infestazioni più precisi, spesso basati su sensoristica e tecnologie di Industria 4.0, che permettono di intervenire solo quando la soglia di danno viene effettivamente superata invece che secondo calendari fissi. L'investimento comporta un costo iniziale e un periodo di taratura, ma nel tempo riduce sia i volumi di prodotto impiegato sia la loro incidenza sui costi di produzione, con un beneficio che si distribuisce su più esercizi e che può essere quantificato calcolando la carbon footprint del processo produttivo.
Che cosa prevede la strategia su pesticidi e fertilizzanti?
Sul fronte dei pesticidi, Farm to Fork punta a ridurre sia la quantità impiegata sia il rischio complessivo associato alle sostanze più pericolose, incentivando il passaggio alla difesa integrata e a prodotti a minore impatto. Sul fronte dei fertilizzanti, l'obiettivo è contenere la dispersione di nutrienti nell'ambiente, in particolare azoto e fosforo, che alimentano i fenomeni di eutrofizzazione nelle acque superficiali e l'inquinamento delle falde.
Per gli antimicrobici, la riduzione riguarda soprattutto l'impiego negli allevamenti intensivi ed è legata alla lotta all'antibiotico resistenza, considerata una priorità di salute pubblica prima ancora che un tema ambientale. È l'unico dei tre fronti in cui il presidio normativo europeo è rimasto pienamente operativo.
Approfondimento: come si misura la riduzione del rischio da pesticidi
Il dimezzamento non si calcola sui chilogrammi venduti ma su indicatori di rischio armonizzati, costruiti ponderando le quantità immesse sul mercato per un coefficiente che riflette la pericolosità delle sostanze, distinte in quattro gruppi che vanno dai prodotti a basso rischio alle sostanze candidate alla sostituzione. La linea di base adottata è la media del triennio 2015-2017. Questa architettura spiega un fatto che a prima vista sorprende, e cioè che un'azienda possa migliorare il proprio indicatore sostituendo una molecola con una meno pericolosa senza ridurre di un grammo il volume complessivo impiegato.
Che cosa cambia con il regolamento sulle nuove tecniche genomiche?
Il 17 giugno 2026 il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il regolamento (UE) 2026/1388 sulle piante ottenute con alcune nuove tecniche genomiche, note in Italia come tecniche di evoluzione assistita e indicate a livello europeo con l'acronimo NGT. È la prima revisione organica delle norme europee sugli organismi geneticamente modificati dal 2001 e chiude un percorso avviato con la proposta della Commissione del 2023 e con l'accordo fra Parlamento e Consiglio del dicembre 2025.
Il regolamento distingue due categorie. Le piante NGT-1, che presentano modifiche ottenibili anche con mutagenesi convenzionale o con incrocio tradizionale, escono dalla disciplina sugli organismi geneticamente modificati: niente valutazione del rischio caso per caso e nessun obbligo di etichettatura come OGM per gli alimenti derivati, ma un regime di trasparenza con registrazione in una banca dati pubblica europea ed etichettatura obbligatoria di sementi e materiale riproduttivo. Le piante NGT-2 restano invece soggette a valutazione, autorizzazione, tracciabilità ed etichettatura secondo le regole vigenti, e gli Stati membri conservano la facoltà di limitarne o vietarne la coltivazione sul proprio territorio.
L'atto è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 26 giugno 2026 e la maggior parte delle disposizioni si applicherà dopo un periodo transitorio di ventiquattro mesi, quindi dalla metà del 2028. Il collegamento con il capitolo pesticidi è diretto: varietà più resistenti ai patogeni e alla siccità sono uno degli strumenti con cui si può ridurre il ricorso ai fitosanitari senza sacrificare le rese. Per le filiere che fondano il proprio posizionamento sull'assenza di modificazioni genetiche, a partire dal biologico, il regolamento apre invece un problema di segregazione delle produzioni e di comunicazione al mercato.
Come cambia l'etichettatura dei prodotti alimentari?
La strategia prevede interventi sull'etichettatura, con l'obiettivo di aiutare chi acquista a scegliere in modo più consapevole sul piano nutrizionale e ambientale, spesso a partire da valutazioni come il Life Cycle Assessment di prodotto. Fra i temi discussi figurano l'etichettatura nutrizionale fronte pacco armonizzata a livello europeo e l'indicazione dell'origine di alcuni ingredienti, entrambi ancora privi di un approdo definitivo.
Per le imprese questo significa monitorare con attenzione l'evoluzione delle regole su etichette e dichiarazioni ambientali, perché in questo ambito il rischio non è soltanto di non conformità formale ma anche di contestazione per greenwashing, materia su cui la disciplina europea si è invece irrigidita.
Quali finanziamenti sostengono l'adeguamento?
Diversi strumenti di finanza agevolata sostengono le imprese che vogliono muoversi nella direzione indicata dalla strategia, dalla politica agricola comune ai programmi quadro per la ricerca e l'innovazione, fino ai bandi nazionali e regionali dedicati alla transizione ecologica del comparto agroalimentare.
Le imprese italiane possono valutare, con un consulente esperto in finanza agevolata, quali strumenti si adattino meglio al progetto che hanno in mente, che si tratti di innovazione di processo, di digitalizzazione delle coltivazioni o di efficientamento della filiera logistica. Anche i programmi europei a gestione diretta, come Horizon Europe e il LIFE Programme, finanziano ricerca e innovazione legate allo sviluppo sostenibile del sistema agroalimentare, spesso in combinazione con misure regionali. Il servizio di Finanza Agevolata di Polo Innovativo segue l'impresa in ogni fase, dalla prefattibilità alla rendicontazione finale del contributo.
Come cambierà la politica agricola comune dopo il 2027?
I piani strategici nazionali citati più volte in questa pagina hanno una scadenza: la programmazione in corso si chiude il 31 dicembre 2027. Il 16 luglio 2025 la Commissione ha presentato la proposta di quadro finanziario pluriennale 2028-2034, che ridisegna l'architettura della PAC in modo profondo. La novità principale sono i Piani di partenariato nazionali e regionali, uno strumento unico che accorpa in un solo piano per Stato membro le risorse oggi distribuite fra FEAGA, FEASR, fondi della politica di coesione e altri programmi settoriali.
Sulla dotazione il negoziato è tuttora aperto e le cifre si sono mosse più volte. Il 6 gennaio 2026 la Commissione ha comunicato a Parlamento e Consiglio un aumento di 94 miliardi di euro del budget agricolo, portandolo a circa 387,7 miliardi, con un incremento stimato di 10 miliardi per l'Italia; il Parlamento europeo si è spinto oltre, proponendo con il voto in plenaria del 29 aprile 2026 una dotazione di 433,91 miliardi, di cui 320,72 destinati agli aiuti diretti e alle misure a superficie e 106,91 allo sviluppo rurale e agli investimenti strutturali. Il riferimento di partenza, la PAC 2023-2027, vale 378,5 miliardi.
Il testo definitivo è atteso entro la fine del 2026, il 2027 sarà dedicato alla scrittura dei piani nazionali e la nuova programmazione partirà il 1 gennaio 2028. Per chi sta pianificando investimenti pluriennali questa doppia velocità va messa in conto: le regole applicabili oggi sono note e stabili fino al 2027, quelle che governeranno il periodo successivo sono ancora in discussione su punti sostanziali come la degressività degli aiuti e il livello delle condizioni ambientali.
Quali critiche ha ricevuto la strategia?
Farm to Fork è stata contestata da entrambi i lati, e la vicenda del regolamento sui pesticidi mostra quanto quelle critiche abbiano effettivamente dato parecchio peso al proseguo. Le associazioni agricole hanno sostenuto che i traguardi fossero difficilmente conciliabili con la sostenibilità economica delle aziende, soprattutto quelle di piccola dimensione, e hanno chiesto un sostegno finanziario proporzionato allo sforzo richiesto; le proteste dei produttori dell'inverno 2024 hanno portato questa posizione al centro dell'agenda politica europea.
Sul versante opposto, le organizzazioni ambientaliste hanno criticato l'assenza di obiettivi vincolanti in alcuni ambiti, a partire dalla riduzione del consumo di prodotti di origine animale, ritenuto determinante per l'impronta carbonica complessiva del sistema alimentare, e hanno letto il ritiro del regolamento sui pesticidi come un arretramento su un impegno che l'Unione aveva assunto pubblicamente.
La lezione operativa, per chi guida un'impresa, è che l'orizzonte normativo europeo in materia agroalimentare si è dimostrato reversibile, e che pianificare investimenti sulla base di un annuncio strategico anziché di un atto vincolante espone a un rischio concreto. Seguire l'iter dei singoli regolamenti settoriali e dei piani strategici nazionali della PAC, invece dei titoli delle comunicazioni, resta il metodo più affidabile per capire quali obblighi riguarderanno davvero la propria attività nei prossimi anni.
Quali norme italiane si collegano a Farm to Fork?
In Italia non esiste una legge di attuazione della strategia in quanto tale. Il quadro nazionale si compone di norme di recepimento delle singole direttive e di provvedimenti preesistenti che intercettano gli stessi temi, ed è questo l'insieme che un'impresa deve realmente presidiare.
| Norma | Oggetto | Stato |
|---|---|---|
| Legge 19 agosto 2016, n. 166 | Legge Gadda: donazione e distribuzione delle eccedenze alimentari e farmaceutiche | in vigore dal 14 settembre 2016, con il Tavolo presso il Masaf aggiornato nell'aprile 2026 |
| Legge 17 marzo 2026, n. 36 | Legge di delegazione europea 2025, il cui Allegato A comprende la direttiva sugli sprechi alimentari | in vigore dal 9 aprile 2026, decreto legislativo atteso entro il 17 giugno 2027 |
| Decreto legislativo 6 settembre 2024, n. 125 | Recepimento della CSRD sulla rendicontazione societaria di sostenibilità | vigente, da modificare per l'Omnibus entro il 19 marzo 2027 |
| Decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150 e PAN del 22 gennaio 2014 | Uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, formazione, abilitazioni e difesa integrata | applicabili, non sostituiti dopo il ritiro del regolamento europeo |
| Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027 | Obiettivo nazionale del 25% di superficie agricola in biologico | traguardo fissato al 2027, quindi anticipato rispetto al 2030 europeo |
Due elementi meritano attenzione particolare. Il primo è la legge Gadda, che anticipa di quasi dieci anni le disposizioni sulla donazione delle eccedenze contenute nella direttiva europea del 2025: sul recupero degli invenduti l'Italia parte da una posizione avanzata e con strumenti già rodati. Il secondo è il Piano di azione nazionale sui fitosanitari, che dopo il ritiro del regolamento europeo non è stato sostituito e continua quindi a definire obblighi di formazione, abilitazione all'acquisto, controllo funzionale delle attrezzature e difesa integrata, con gli aggiornamenti tecnici adottati dalle singole Regioni.
Va infine segnalato che sulle tecniche di evoluzione assistita le sperimentazioni in campo presso le aziende sperimentali del CREA proseguono nel 2026, in anticipo rispetto all'applicazione piena del regolamento europeo prevista dalla metà del 2028.
Domande frequenti su Farm to Fork
Che cosa significa Farm to Fork?
Farm to Fork, dal produttore al consumatore, è la strategia con cui la Commissione europea ha delineato nel maggio 2020 la transizione verso un sistema alimentare più sostenibile, dalla produzione agricola fino al consumo, nell'ambito del Green Deal europeo.
Farm to Fork è obbligatoria per le imprese?
No. Farm to Fork è una comunicazione della Commissione, quindi un documento di indirizzo politico privo di efficacia vincolante diretta. Gli obblighi nascono dai singoli atti normativi che ne attuano gli orientamenti, e non tutti sono stati adottati.
L'obiettivo di ridurre del 50% i pesticidi è ancora valido?
Resta un obiettivo politico enunciato nella strategia, ma non ha più uno strumento legislativo dedicato: la proposta di regolamento sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, che avrebbe reso il traguardo vincolante, è stata respinta dal Parlamento europeo nel novembre 2023 e ritirata dalla Commissione a partire dal febbraio 2024. Continuano invece ad applicarsi la direttiva del 2009 sull'utilizzo sostenibile dei pesticidi e i piani d'azione nazionali che ne derivano.
Ci sono obblighi di Farm to Fork già in vigore per le imprese?
Sì, sul fronte degli sprechi alimentari. La direttiva (UE) 2025/1892 fissa obiettivi vincolanti di riduzione entro il 31 dicembre 2030, meno 10% nella produzione e trasformazione e meno 30% pro capite nella distribuzione, nella ristorazione e nei nuclei domestici, calcolati sulla media 2021-2023. Gli Stati membri devono recepirla entro il 17 giugno 2027.
Le PMI agroalimentari devono redigere il bilancio di sostenibilità?
Non per obbligo di legge. La direttiva (UE) 2026/470 ha ristretto il perimetro della CSRD alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di ricavi. Le richieste di dati ambientali continuano però ad arrivare dai clienti sopra soglia e dagli istituti di credito, quindi la rendicontazione volontaria resta uno strumento utile sul piano commerciale e creditizio.
Quanto manca all'obiettivo del 25% di superficie biologica?
Nel 2024 la superficie biologica certificata nell'Unione era di 18,1 milioni di ettari, pari all'11,1% della superficie agricola totale, quindi meno della metà del percorso. L'Italia si attesta intorno al 20% della superficie agricola utilizzata, quasi il doppio della media europea.
Che differenza c'è fra Farm to Fork e la Visione per l'agricoltura e l'alimentazione?
Farm to Fork, del 2020, muoveva dagli obiettivi ambientali del Green Deal. La Visione per l'agricoltura e l'alimentazione, presentata il 19 febbraio 2025 con orizzonte al 2040, mette al centro competitività, sicurezza degli approvvigionamenti e semplificazione, e non riprende i traguardi quantitativi della strategia precedente.
Farm to Fork riguarda solo le aziende agricole?
No. Coinvolge l'intera filiera alimentare, quindi anche trasformazione, distribuzione, ristorazione e consumatori finali, attraverso misure su etichettatura, spreco alimentare e promozione di regimi alimentari più sostenibili.
Che cosa conviene fare oggi a un'impresa agroalimentare?
Conviene distinguere gli obblighi già in vigore dalle aspettative di mercato, misurare gli impatti ambientali di prodotto e di organizzazione con metodi riconosciuti e presidiare l'iter dei regolamenti settoriali e dei piani strategici nazionali della PAC, che sono la sede in cui gli orientamenti diventano adempimenti.
Come ti supporta Polo Innovativo?
Muoversi in un quadro che cambia significa spesso rivedere processi produttivi, rapporti di filiera e strumenti di rendicontazione. Il team di Polo Innovativo affianca le imprese agroalimentari nella costruzione del bilancio di sostenibilità e nel calcolo della carbon footprint di prodotto e di organizzazione, elementi che clienti, investitori e mercati richiedono ormai a prescindere dallo stato dei singoli regolamenti europei, spesso nell'ambito di percorsi seguiti da un sustainability manager interno o esterno all'azienda.
Contenuto redatto da Massimo Zanardini. Fonti europee verificate al 31 agosto 2026. Contenuto aggiornato allo stato di attuazione della strategia alla medesima data.